Il potere del "LET GO" per una "CONTROL FREAK"

 Sono il perfetto esemplare di quella che in Inglese (Americano) chiamano “ Control Freak ”, ovvero maniaca del controllo. Mi è sempre piaciuto apparire agli occhi degli altri come una donna libera, capace di sperimentare tutto, senza limiti e paure. Ma dietro quella 'Wonder Woman', che amavo tanto mostrare agli altri, si celava una persona fragile, impaurita dal cambiamento, con il continuo bisogno di avere la situazione sotto controllo.

IL MIO VIAGGIO DA MANIACA DEL CONTROLLO AL POTERE DI VIVERE NELL’OGGI E NELL’ADESSO.

Ho sempre avuto paura dell’ignoto.

Sono il perfetto esemplare di quella che in Inglese (Americano) chiamano “Control Freak”, ovvero maniaca del controllo. Mi è sempre piaciuto apparire agli occhi degli altri come una donna libera, capace di sperimentare tutto, senza limiti e paure. Ma dietro quella 'Wonder Woman', che amavo tanto mostrare agli altri, si celava una persona fragile, impaurita dal cambiamento, con il continuo bisogno di avere la situazione sotto controllo. Non nego che il fatto di avere una mente analitica mi abbia aiutato, non poco. Spendevo (e sprecavo) tutte le mie energie nel “manipolare” le persone intorno a me. In particolare, i comportamenti manipolatori, culminavano nelle mie relazioni romantiche.

Suona male, vero? Eppure, dietro a tutto questo, non vi era nessuna intenzione di fare male. Era l’unico modo che conoscevo di sopravvivere.

Non voglio giustificare questo comportamento subdolo, ma posso affermare con certezza, che il motivo dietro a questo bisogno di manipolare, era la mia immensa paura di lasciare andare, di lasciare che gli altri decidessero per sé stessi. E' come se nella mia mente costruissi dei modelli di simulazione, dove cercavo di reperire quante più informazioni possibili per riuscire a creare degli scenari plausibili di comportamento e, quindi, studiare in anticipo le mie reazioni. Tutto questo ancora prima che il fatto avvenisse. Praticamente ho vissuto una vita dove continuamente cercavo di predire il futuro per “evitare” di uscirne perdente, per avere sempre la situazione “sotto controllo” e per essere sempre pronta ad agire (reagire).

Odiavo le sorprese. Odiavo ciò che non potevo prevedere. Odiavo quella sensazione di ansia quando qualcosa mi stava sfuggendo di mano.

Immaginate le energie spese nel voler continuamente decodificare ogni minimo comportamento, nel voler reperire ogni informazione, nel sentire il bisogno di captare ogni parola, immagazzinarla e studiarne il tono per poter arricchire il mio database del modello simulativo.

Il punto è che, per 28 anni della mia vita, non ho avuto la forza di riconoscere che questo comportamento non solo faceva male alle persone intorno a me (mancanza di fiducia, incapacità di amare incondizionatamente), ma era estremamente tossico per me stessa.

Negli ultimi 12 mesi ho sperimentato qualcosa di meraviglioso. A volte io lo considero un miracolo, perché mi sento finalmente libera, come se avessi tagliato le catene che mi imprigionavano e mi costringevano a vivere sotto il potere del controllo.

Nei giorni successivi alla fine della mia relazione precedente a Michael, mio attuale compagno, ho avuto la fortuna di incontrare una donna meravigliosa, Kathy.

Kathy non solo si è presa cura di me, ma ha lasciato un enorme segno nella mia vita. Ogni sera, per una settimana (in cui sono stata ospite a casa sua vicino ad una delle spiagge più belle di San Diego County – Encinidas) ci sedevamo nella sua veranda, al buio. Potevamo sentire il rumore del mare e vedere le stelle. 

 
 

In particolare, una sera, Kathy, in risposta alla mia necessità maniacale nel reperire informazioni (si è collegato su Facebook? Sta seguendo qualcuno di nuovo su Instagram? E’ collegato su Skype, quindi sta lavorando?.....I social media sono i migliori alleati per chi come me vive posseduto dal bisogno di controllo…Ma questa è un’altra storia!) su colui che pochi giorni prima mi aveva sbattuta fuori di casa ubriaco, perché io ero “depressa” avendo subito un aborto spontaneo poche settimane prima,  mi disse:

“Anche se avessi il potere di ottenere tutte le informazioni reperibili su questo pianeta, anche se avessi la possibilità di installare una telecamera in casa sua e avere accesso alle immagini 24/7, non avresti comunque alcun controllo. Il controllo che pensi di avere è solo un’illusione. La manipolazione non porta altro che a relazioni malate. Prova a pensare che ogni essere umano ha la dignità di esprimere ciò che vuole, come lo desidera, di agire secondo i propri valori, le proprie esperienze ed i propri bisogni. Chi sei tu per togliere questa dignità alle persone che hai accanto?”

Quel concetto mi ha aperto un mondo! Chi sono io per togliere la dignità di decisione, azione e pensiero alle persone che amo? La mia enorme paura dell’ignoto, la mia fottuta paura dell’abbandono e la paura della perdita non sono altro che espressioni di una prigione spirituale e di una mancata capacità di sviluppo personale. Non hanno nulla a che vedere con gli altri.

E fu così che la mia prospettiva cambiò completamente.

Quello è stato uno di quei momenti illuminanti che cambiano il corso delle cose.

Ho iniziato a guardare alla situazione dall’interno, invece che dall’esterno. Ok mi ha lasciata. Ok sono distrutta. Ok, mi ha letteralmente sbattuta fuori casa dopo un aborto perché non ero più la stessa di prima e piangevo troppo. Ok è uno stronzo!

Ma qui stiamo parlando di qualcosa di molto più profondo. E onestamente stiamo parlando di qualcosa di molto più importante. ME STESSA. Con le mie paure. Con i miei problemi di controllo. Con la mia incapacità nel lasciare andare. Non importa più come lui si é comportato. Quelli sono problemi suoi.

Ho iniziato a vedere la nostra passata relazione con occhi completamente nuovi. Lasciando andare e sparendo dalla sua vita, gli ho lasciato la dignità di scegliere di fallire e di trattarmi miseramente. Lui ha scelto come trattarmi. La mia responsabilità a quel punto era quella di escluderlo dalla mia vita.

Non potevo permettermi di trattare me stessa miseramente, così come aveva fatto lui.

Io, a quel punto, ero l’unica responsabile per la mia stessa felicità.

Ho capito in quel momento che la mia mente estremamente analitica, che le mie energie e che il mio tempo dovevano essere incanalati tutti nella direzione dello sviluppo di una personalità in grado di trovare la felicità dentro di sé, in grado di reagire qualora la vita avesse cambiato le condizioni e le variabili. In grado di lasciare andare il (fittizio) controllo sugli altri ed avere fiducia che qualunque cosa possa accadere, è superabile.

Nel momento in cui mi sono slegata dal controllo (non dico sia stato facile, anzi. Ma da quel giorno ho iniziato il mio percorso) ho iniziato anche a cambiare la mia prospettiva sul concetto di felicità.

Se decido di smetterla di preoccuparmi di ciò che accade, di ciò che gli altri decidono e mi focalizzo solo sulla mia crescita e sulla mia capacità di rafforzarmi, allora automaticamente anche la felicità dipenderà solamente da me stessa. Dalla mia attitudine alla vita e dalla mia capacità di essere resiliente agli accadimenti.

Per una vita ho sprecato le mie energie, fino all’esaurimento, cercando di controllare cose su cui non avevo il minimo controllo.

Imparare a lasciare andare mi ha dato un senso incredibile di libertà, pace e riposo.

Tutto è molto più facile oggi.

E lasciare andare non significa diventare una persona incapace di prendere una posizione, di agire, incurante di ciò che accade intorno!

Anzi, il contrario.

Nell’arrendermi di fronte alle cose su cui non ho alcun controllo, creo uno spazio per prendermi cura delle cose su cui ho il controllo – me stessa, la mia attitudine verso la vita, le mie reazioni, le mie scelte. Come risultato ho trovato un più profondo significato della mia identità e del mio valore.

Un’altra illuminazione. E’ veramente possibile essere felici , "no matter what"? (indipendentemente da quello che accade?).

Oggi io credo fermamente che lo sia.

Ho cambiato la mia definizione di felicità. Ed è per questo che credo che la fine di ogni relazione porti sicuramente dolore, senso di perdita, sofferenza. Ma noi abbiamo la responsabilità di soffrire, senza provare pena. La sofferenza è fisiologica. La pena è auto inflitta (nel 98% dei casi…).

Sarebbe stato più semplice prendermela con tutte le persone che nella vita mi hanno fatto del male, ma di certo non mi avrebbe aiutata a vivere una vita più efficace e soddisfacente.

Purtroppo ora ti tocca sorbirti un ragionamento logico e pragmatico (frutto della mia amata mente analitica…) applicato alle emozioni. Cosa che migliaia di donne su questo pianeta non riescono a fare, ma che sono sicura possa esserti di aiuto.

La felicità è una condizione interiore di pace. E’ la capacità di fermarsi e bastarsi. Di chiudere gli occhi e vivere il momento, senza sentire il bisogno di nient’altro.

Sembra banale, ma non lo è.

Arrivare a questa condizione implica il continuo lavoro su sé stessi, implica un’onestà intellettuale non indifferente e la capacità di intraprendere azioni immediate qualora qualcosa nella nostra vita non stia andando nella direzione allineata ai nostri obiettivi. Questo significa ammettere le nostre debolezze, venire a patti con il senso di colpa, il senso di inadeguatezza, la paura della solitudine, del fallimento e con la paura di uscire dalla propria zona di comfort.

Nella nostra società lo sviluppo personale non è contemplato come pratica giornaliera. Io lo inserirei come materia dalle scuole elementari e nei piani governativi anticrisi.

A parte il sarcasmo, credo che nessuno ci insegni ad entrare in profondo contatto con noi stessi.

Ma trovare la pace dentro di sé, imparare a bastarsi, creare un flusso di comunicazione aperto e diretto con sé stessi è la prima pratica per trovare la felicità.

Una volta capito che lasciare andare il controllo sugli altri è un gesto di estrema sensibilità intellettiva grazie al quale riusciamo a lasciare a chi cista intorno la dignità di agire secondo i propri valori, credenze, pensieri e sensazioni, rimaneva ancora uno step da affrontare.

L’ansia dell’ignoto.

Il mio bisogno di controllo continuo è sempre stato legato al fatto di voler essere pronta al peggio. Un’altra illusione. Per quanto possiamo pensare di avere informazione completa e quindi di avere un’idea di quello che accadrà domani, purtroppo (o per fortuna, dico oggi!) tutto può cambiare in un secondo. La vita è imprevedibile. L’unica certezza che abbiamo è l’incertezza del domani.

Ansia.

Panico.

Mi manca il respiro.

Ecco le sensazioni più ricorrenti pensando all’ignoto.

Se domani mi sveglio “e lui mi abbandona” , “e perdo il lavoro”, “e mi trasferiscono in un’altra città”….”cosa farò?”, “la mia vita sarebbe finita”.

 NO

C’è un fattore della nostra vita che troppo spesso tendiamo a non considerare. Il nostro caro amato certo PRESENTE. THE HERE. THE NOW..

Per quanti anni ho vissuto completamente proiettata nel futuro. (E se tu mi stai leggendo so che potresti dire “per quanti anni ho vissuto nel mio passato”...Questa affermazione non ti rende meno “colpevole” di quanto lo sia io :-) ).

Per anni non ho considerato che qualcosa di meraviglioso stesse accadendo sotto i miei occhi, non importa cosa, ero troppo preoccupata a preoccuparmi del domani. Ho perso tanto.

Sono giunta alla conclusione che la mia necessità di controllare per poter prevedere un futuro imprevedibile, come risultato mi creava solo ansia paura e panico. VERY SMART!

Ma, c’è sempre un “ma”, oggi dico con orgoglio che non è più così.

Quindi, dicevo, la seconda realizzazione dopo aver capito di dover lasciare agli altri la dignità di azione, è stata quella di abolire l’ansia per il futuro, smettendo di vivere nel futuro.

Vivere il presente non è semplice soprattutto nell’immediato istante dopo che si è vissuto un lutto, un abbandono e tutta la nostra forza, le nostre consapevolezze e la nostra autostima sono appese ad un filo sottilissimo.

Intorno a noi c’è il vuoto. E’ buio. Non vediamo opportunità. Non vediamo la via d’uscita.

Però io ho avuto uno di quei momenti di risveglio. Di luce.

L’unica persona che può riempire quel vuoto sono IO. E posso farlo solo se inizio a nutrire me stessa da dentro. Il vuoto è una condizione mentale. Non esiste vuoto finché noi ci sentiamo pieni. Finché noi continuiamo ad avere la responsabilità di essere, di imparare, di crescere, di migliorare. Allora ogni vuoto creato dagli altri sarà riempito dalla nostra luce. Ma per farlo dobbiamo brillare. E per brillare dobbiamo concederci di vivere il presente e trarre il meglio da ogni momento. Non lasciare che la vita ci sbatta forte da una parte all’altra senza avere alcun potere sugli accadimenti.

Per fare tutto questo (bellissime parole…ma come?!) ho attraversato due fasi principali: 

  • La prima fase è la completa realizzazione di chi sono, nel bene e nel male. Ci hanno insegnato ad andare orgogliosi delle nostre caratteristiche positive e di avere vergogna e nascondere quelle negative. Io ho imparato a guardarmi da fuori, ad estraniarmi e prendere piena consapevolezza di Alice. Senza giudizio. Né positivo, né negativo. Solo in questo modo posso realmente essere e posso capire chi voglio diventare. Solo nella completa e onesta accettazione di sé si può creare lo spazio per il cambiamento.

 

  • La seconda fase è stata quella del cambiamento. Iniziare a colmare i miei vuoti interiori, vivendo nel momento e vivendo al massimo delle mie potenzialità ogni singolo giorno, mi ha permesso di colmare quei vuoti che mai avrei pensato fossero riempibili. Ho accettato che il cambiamento richiede sacrificio, tempo e conoscenza. 

E finalmente tutto aveva un senso. Tutto ritorna.

Io lascio andare il controllo, mi preoccupo di come voglio agire io e smetto di voler manipolare le azioni degli altri per l’immensa paura dell’imprevedibile. Una volta lasciato andare il controllo, sposto il focus sull’oggi. Sul presente. Domani non esiste. Ieri non esiste. Solo oggi posso vivere al massimo delle mie potenzialità ed esprimere la persona che sono per diventare la persona che voglio diventare. Senza giudizio. Non sono né forte, né debole. Non sono né speciale, né mediocre. Sono Alice.

E finalmente c’è un contatto tra me ed Alice.

Alice si basta. Alice vive la propria esistenza nel continuo miglioramento e nella continua scoperta delle cose meravigliose che può raggiungere. Della differenza che può fare nella vita degli altri.

Con questa nuova prospettiva, l’ansia per il futuro piano piano si dilegua. Diventa un ricordo lontano. Il futuro è un’illusione.

E qualunque vuoto possa essere creato dagli eventi della vita, oggi so che posso riempirlo. Con la mia luce.

Perché vivo ogni giorno per brillare.

E non c’è vuoto che mi spaventi.

Non c’è situazione che non possa superare.

E così mi accorgo, scrivendo queste righe, che la vita non ha più il controllo sulla mia felicità, ma sono io che scelgo ogni giorno di essere felice. Di sorridere invece di piangere. Di essere positiva.

E non ho più paura.